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Vecchio 03-09-2005, 09:49 PM
Xlater
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Predefinito [EDS A/S&MeR] Certi parenti

Il racconto che segue è l'ottavo dell'EDS "Amore/Sesso & Morte e Risate"
(A/S&MeR) proposto da Anchise. I racconti sono inviati alla mia mailbox
(xlater[at]hotmail.com) e vengono da me pubblicati senza indicare
l'autore/autrice.

Il termine ultimo per l'invio è fissato al 16/03.

già pubblicati:

2/3 - Il Miracolo
3/3 - Heaven
4/3 - Defunta
5/3 - Grand Hotel Kulm
6/3 - Il Becchino
7/3 - Antonio il cuoco
8/3 - Funerale Primaverile

prossimamente su questi schermi ;-))

10/3 Sesso, morte e...
11/3 E un giorno arrivò Madonna Morte
12/3 La cella
13/3 In memoria di Alessandro
14/3 Piccola Morte
15/3 Il Testamento
16/3 Morire d'amore
17/3 Don Gennaro 'o camurrista
18/3 Il compagno

============================

CERTI PARENTI

Nonna Menecandonia stava morendo e tutta la discendenza si era riunita
nel piccolo paese di origine, un agglomerato di casupole in provincia di
Teramo che contava ormai poche centinaia di anime.
C'erano tutti e quattro i rami della famiglia, corrispondenti ad ognuno
dei quattro figli della nonna, due fratelli e due sorelle, che avevano
abbandonato il paese in gioventù, ognuno per una destinazione diversa.
La più giovane dei quattro, quella che era emigrata in Emilia, era la
mia nonna materna.

A me, onestamente, di questa bisnonna dal nome assurdo (all'epoca ancora
non avevo capito che era la contrazione dialettale di "Domenica
Antonia") non è che interessasse poi molto. In tutta la mia vita l'avevo
vista sì e no una mezza dozzina di volte, senza mai istaurare l'ombra di
un rapporto personale. Non credo che mi abbia mai nemmeno chiamato con
il mio vero nome, usando sempre all'occorrenza quello di un altro a caso
tra la trentina di nipoti, pronipoti e acquisiti. D'altra parte l'ho
conosciuta già ultranovantenne e non mi potevo aspettare di più.

Ero molto più interessato, invece, alla possibilità di rivedere la mia
cuginetta Irene, di cui ero innamoratissimo, che apparteneva al ramo
vicentino della famiglia. Nemmeno lei avevo visto troppe volte, ma avevo
avuto occasione di conoscerla meglio sul finire dell'estate precedente,
subito prima che riaprissero le scuole, quando con la mia famiglia avevo
passato una settimana al paesino contemporaneamente alla famiglia degli
zii di Vicenza. Tredicenne e smaliziata lei, ingenuo dodicenne io,
avevamo avuto molte occasioni per divertirci insieme da soli, e non era
mancato (sempre su sua iniziativa) qualche tentativo di giochino
particolare, sotto forma di variante del classico "dottore e ammalato".
A dire la verità, mi ero prestato piuttosto malvolentieri a quel tipo di
passatempi. Lo avevo fatto più che altro per darmi arie "da grande" con
lei. Erano stati nulla più che maldestri baci con la lingua e fugaci
toccamenti delle rispettive parti intime, e l'eccitazione indotta da
quei contatti non compensava il disagio né l'imbarazzo. Tuttavia durante
l'inverno successivo, in corrispondenza con i primi cambiamenti
fisiologici della pubertà e con i primi discorsi che si cominciavano a
fare tra coetanei, mi trovai a ripensare a quelle esperienze mettendole
in una luce del tutto diversa, e a smaniare per avere l'opportunità di
ripeterle.

Per cui, sin dal pomeriggio in cui arrivammo al paese, cominciai a fare
tutto il possibile per capire se c'era anche Irene, e per cercarla. Fui
preso da grandissimo entusiasmo quando la vidi, e la mia gioia fu
immensa nel constatare che a sua volta sembrava rivedermi con molto
piacere. Anche lei era cresciuta in quegli otto mesi, ed era ancora più
bella di come la ricordavo. Purtroppo non riuscii a scambiare che un
breve saluto, entrambi presi come eravamo dal tourbillon infinito di zie
e zii mai visti, da salutare e da cui ricevere gli inevitabili
sbaciucchiamenti e gli immancabili complimenti, del tipo "quanto sei
carino" o "come sei cresciuto" (che ho sempre ritenuto anche un po'
iettatori).

Quella sera ogni famiglia si ritirò nella sistemazione di fortuna che
aveva trovato in zona, tra pensioncine, motel, alberghetti. La casa di
nonna era un tipico casolare di campagna, ma non abbastanza ampio da
poter ospitare tutto il parentado accorso, e comunque c'era stato tacito
accordo di non creare troppo caos intorno alla moribonda.

Durante la notte, nonna Menecandonia morì, e la mattina dopo eravamo
tutti lì, nella vecchia casa di famiglia. Gli adulti, riuniti in
gruppetti di tre o quattro persone, erano impegnati a confabulare a voce
bassa di atti notarili, di proprietà, di successioni, e di altri
argomenti per me privi del minimo interesse. Io invece cercavo
insistentemente con gli occhi Irene, che avevo intravisto un paio di
volte tra una stanza e l'altra della casa, ma che non riuscivo mai a
raggiungere.

Finché non la vidi sbucare da dietro un angolo. "Vieni!" mi disse, con
aria complice, facendomi con la mano segno di seguirla. Ci inoltrammo
per un lungo corridoio che portava al lato opposto della casa, meno
popolato da ospiti. Erano tutti troppo presi, dagli eventi e dai
discorsi, per fare caso a noi. Ci infilammo in un'ampia camera da letto.
Era la camera degli Ospiti, con la "O" maiuscola, una specie di
santuario tenuto sempre in perfetto ordine e pulitissimo ("non si sa
mai..."), ma perennemente inutilizzato, persino in un'occasione come
quella. Sembrava il posto ideale per non essere disturbati.

Quella stanza mi incuteva una sorta di timore reverenziale. C'era un
letto matrimoniale di dimensioni monumentali, un enorme armadio che
odorava di polvere e naftalina, con l'anta centrale ricoperta da uno
specchio grigiastro e maculato che sembrava aver visto scorrere i secoli
dei secoli. Dai comodini e dal comò di foggia antiquata, i volti color
seppia di qualche oscuro parente, scomparso chissà da quanto tempo, mi
osservavano infastiditi e inquisitori. Poca luce filtrava dalle persiane
chiuse e nella stanza regnava una spettrale penombra.

Irene non sembrava affatto impressionata. Tenendomi per la mano, si
addentrò nella stanza, superando il letto e avvicinandosi alla finestra.
"Finalmente" disse, e senza pensarci due volte mi diede un gran bacio in
bocca.

Non feci in tempo a rispondere al bacio che mi sentii gelare. Dal
corridoio arrivava un rumore di passi in rapido avvicinamento. Irene
reagì con prontezza. "Giù!" mi disse, trascinandomi con sé prima a terra
e poi sotto al lettone. Appena in tempo. La porta si aprì e diverse
persone entrarono nella stanza.

Ascoltammo una discussione nella quale si delinearono due partiti. Il
primo, composto soprattutto da donne, difendeva ostinatamente la
tradizionale inviolabilità della "stanza degli Ospiti"; il secondo,
prevalentemente maschile, si appellava a ragioni di più concreta
rilevanza pratica e alle condizioni di scarsa presentabilità di un'altra
stanza non meglio precisata. Alla fine fu quest'ultimo partito a
spuntarla. "Va bene, dai" concluse qualcuno, "portiamola qui."

Io non capivo. "Cosa succede?" sussurrai pianissimo a Irene. "Portano
qui la nonna" mormorò lei, preoccupata. Mi resi così conto con orrore
del guaio terribile in cui ci eravamo cacciati. Pochi secondi dopo
sentii un rumore di legno che sbatteva contro gli stipiti della porta.
"E' l'impresa funebre. Stanno portando la bara" mi spiegò sottovoce
Irene. Nella sua posizione era in grado di sbirciare da uno spiraglio
della sovraccoperta che arrivava fino al pavimento, e aveva una
percezione più chiara di cosa stava succedendo. "E adesso cosa
facciamo?" chiesi disperato. "Aspettiamo. Non possiamo fare altro"
rispose lei.

Restammo muti e immobili sotto il letto, mentre la sistemazione della
pesante cassa di legno faceva incurvare la rete e il materasso sopra di
noi. Poi percepimmo delle manovre che non fu difficile interpretare come
la collocazione della salma, traslocata a braccia da una parte all'altra
della casa, nella bara, condita dagli immancabili "Attento!" e "Fai
piano!". Nel frattempo, avevo per un paio di volte distinto in
lontananza la voce di mia madre che si chiedeva "Ma Alfredo? Dove è
finito?" e ogni volta il cuore mi era balzato in gola, anche se
puntualmente le rispondevano "L'ho visto con Irene, stai tranquilla,
saranno a giocare qui intorno."

Dopo quelli che mi sembrarono secoli, ma che probabilmente furono appena
una decina di minuti, il trambusto cessò. Gli zii erano tornati nelle
altre stanze a fare i loro discorsi. La nonna fu lasciata a riposare in
pace nella cassa, tenuta ancora aperta per permettere ad eventuali
visitatori l'ultimo saluto. Intorno alla bara c'erano i primi omaggi
floreali il cui olezzo si percepiva fortissimo anche sotto il letto. Sui
comodini erano state collocate delle candele accese e tutto intorno
regnava un'atmosfera di solenne e rispettoso silenzio. Irene ed io ci
rilassammo un po'. Lei ora sembrava addirittura divertita dalla situazione.

"Forse adesso possiamo uscire..." proposi speranzoso. "Non subito"
rispose lei sorridendomi, e di nuovo mi abbracciò e mi baciò. Stavolta,
non so perché, mi ritrovai eccitatissimo anche io, e non solo risposi al
bacio, ma cominciai anche a toccarla con mani frenetiche, cercando di
non pensare al fatto che pochi centimetri sopra di noi c'era il cadavere
della nonna. Mi accorsi deliziato che il seno di Irene era maturato,
rispetto all'estate scorsa, e riempiva piacevolmente la mia mano
intrufolata sotto la sua camicetta. Senza esitare le sbottonai i
pantaloni e mi infilai anche lì, assaporando il contatto con il
ciuffetto dei peli e con quelle misteriose pieghe di pelle umida e
profumata dove ancora faticavo ad orientarmi, ma che sapevo costituire
l'agognata ed inaccessibile "figa". Dopo avermi fatto giocare un po',
Irene prese decisamente l'iniziativa, slacciando la mia cintura ed
aprendo la zip. "Ehi, cuginetto! Vedo che ti è cresciuto!" disse piano.
Ero eccitatissimo e ce l'avevo duro da farmi male. Invece delle carezze
casuali e curiose dell'estate precedente, Irene prese subito a fare con
la mano un movimento regolare, su e giù, che aveva effetti sconvolgenti
su di me. Non ebbi difficoltà a riallacciarmi alle vaghe e incerte
nozioni che avevo sull'argomento, basate sul sentito dire. Quella era
una "sega", non c'erano dubbi. Strano, però. Se ne parlava sempre così
male. Mi ritrovai a chiedermi dove Irene avesse imparato a "fare le
seghe", e provai una fitta di gelosia all'idea che avesse avuto
esperienze con altri ragazzi.
Improvvisamente il piacere si impennò e le gocce biancastre del primo
orgasmo della mia vita andarono ad imbrattare il pavimento. Irene era
compiaciuta del risultato. "Hai goduto?" mi chiese. "Sì" risposi, "ma
adesso andiamo via, ti prego. Mamma mi sta cercando!". Ero sconvolto e
confuso, e quell'atto proibito appena compiuto aumentava il mio senso di
colpa.

Aspettammo un momento in cui sembrava ci fosse sufficiente calma nei
paraggi. Poi strisciammo fuori, uscendo tutti e due dalla stessa parte
del letto, quella lontana dalla porta. Fummo tragicamente sfortunati.
Eravamo entrambi in ginocchio pronti ad alzarci quando udimmo di nuovo
un minaccioso rumore di passi dal corridoio. Non c'era tempo per tornare
sotto. "In piedi!" sibilò pronta Irene. Io, senza riflettere, obbedii.

"Irene! Alfredo!" disse qualcuno ad alta voce. In un batter d'occhio un
numero imprecisato di zie e di zii si materializzò accalcandosi sulla
porta.

Quello che tutti videro, alla luce tremolante delle candele, fu
l'immagine innocente e angelica di due ragazzini, con le mani giunte, la
testa china e l'espressione addolorata, al di là del letto su cui
giaceva composta la morta, nella sua cassa circondata da fiori.

"Cosa state facendo voi due?"

"Stiamo pregando" rispose con voce rotta Irene, gettando un occhio umido
e disperato sulla povera salma della nonna.

Con l'aiuto della penombra anche io riuscii a contrabbandare un contegno
serio e cupo. La nonna, vestita di nero, stringeva una corona da rosario
nelle mani bluastre. Con le labbra tirate e rigide, sembrava che anche
lei stesse trattenendo a stento una risata.

Sono passati più di cinque anni ormai, e da allora non ho più rivisto
Irene. Dopo la morte di nonna Menecandonia i contatti tra i vari rami
della famiglia sono stati ancora più rarefatti. Ma non perdo la
speranza, anche perché adesso sono più grandicello ed ho un'idea
estremamente più chiara di quello che mi piacerebbe fare con lei, la
prossima volta che capiterà.

Prima o poi, qualcuno dei nonni o degli zii che abbiamo in comune
morirà, ed avrò finalmente la mia occasione. Lo so, è un po' cinico come
pensiero, ma d'altra parte è noto a tutti. Certi parenti li si incontra
solo ai funerali.
Rispondi citando
  #2 (permalink)  
Vecchio 03-09-2005, 10:13 PM
Mybelline
Guest
 
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Predefinito Re: [EDS A/S&MeR] Certi parenti


"Xlater" <xlater_togli_.hotmail.com> ha scritto nel messaggio
>
> CERTI PARENTI
>
> Nonna Menecandonia stava morendo e tutta la discendenza si era riunita
>
> [cut]
> Prima o poi, qualcuno dei nonni o degli zii che abbiamo in comune
> morirà, ed avrò finalmente la mia occasione. Lo so, è un po' cinico come
> pensiero, ma d'altra parte è noto a tutti. Certi parenti li si incontra
> solo ai funerali.
>


Si legge con piacere fino alla fine anche se la storia forse è un poco
pretestuosa. Del resto con la morte, in qualsiasi modo la si tenti di
dipingere, c'è ben poco da scherzare. Il tema dell'EDS mi sembra
perciò rispettato.
Anna
Rispondi citando
  #3 (permalink)  
Vecchio 03-10-2005, 06:04 AM
Anchise
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Predefinito Re: [EDS A/S&MeR] Certi parenti

> CERTI PARENTI
>
> Nonna Menecandonia stava morendo e tutta la discendenza si era riunita
> nel piccolo paese di origine, un agglomerato di casupole in provincia di
> Teramo che contava ormai poche centinaia di anime.


Ben strutturato e delicato. Si sorride. Un buon racconto.
Difetti: l'argomento ben si presta ad una maggiore enfasi evocativa, invece
il tono della narrazione a volte è didascalico ed eccessivamente
rappresentativo.
Comunque un buon lavoro.




--
A.


"Se dipingete, chiudete gli occhi e cantate." P. Picasso

www.locandadeisogni.it
anchisePERIZOMALEOPARDATO.locandadeisogni.it
Togli l'intimo per scrivermi!


Rispondi citando
  #4 (permalink)  
Vecchio 03-10-2005, 10:05 AM
haimle
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Predefinito Re: [EDS A/S&MeR] Certi parenti



rima o poi, qualcuno dei nonni o degli zii che abbiamo in comune
> morirà,


che bello!


ed avrò finalmente la mia occasione. Lo so, è un po' cinico come
> pensiero, ma d'altra parte è noto a tutti. Certi parenti li si incontra
> solo ai funerali.


L'ho apprezzato, pretestuosità a parte, ma tutto mi sembra tranne un
racconto
contemporaneo; 5 anni fa, per me, sta per 50 anni fa.
Il clima, in B/N, è quello di Bellocchio o Samperi, anni 70!

lehaim


--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
Rispondi citando
  #5 (permalink)  
Vecchio 03-10-2005, 11:26 AM
Hayak
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> ============================
>
> CERTI PARENTI
>
> Nonna Menecandonia


[cut]

Certi parenti li si incontra
> solo ai funerali.


Bel quadretto. Mi pare che ci sia tutto: amore (adolescenziale), sesso (di
quello brufoloso), morte (la Nonna), risate (più sit com che sganassamenti).
Una sola perplessità: la mia prima sega ho dovuto provvedere da solo a
farmela.
Possibile che io sia sfigato anche con la masturbazione?

Bravo
Hayak
Rispondi citando
  #6 (permalink)  
Vecchio 03-10-2005, 04:42 PM
grant
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>
> CERTI PARENTI
>
> Nonna Menecandonia stava morendo ....


Molto carino e originale!
Grant
Rispondi citando
  #7 (permalink)  
Vecchio 03-10-2005, 05:08 PM
Rachel Barnacle
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Xlater ha scritto:

(cut)
> CERTI PARENTI

(cut)

Racconto molto carino e garbato, sono d'accordo con Haimle: si respira
aria d'altri tempi. Scritto molto bene, si legge in un fiato, ed ha parti
sufficientemente buffe per essere in pieno IT (i due cuginetti che pregano
è un'idea piuttosto spassosa). Forse si sarebbe potuta calcare la mano un
poco di più su certi risvolti comici, ma tutto sommato funziona bene anche
così.
Gradevole lettura.

R.B.

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse.newsland.it

Rispondi citando
  #8 (permalink)  
Vecchio 03-10-2005, 06:11 PM
moser
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Predefinito Re: [EDS A/S&MeR] Certi parenti

> CERTI PARENTI
>


Questo non lo commento, perché l'ho scritto io...
:-)

Scherzi a parte, è sicuramente uno dei migliori.
IT quanto basta e situazioni che strappano il sorriso.
Ben scritto e senza i tempi stretti dell'EDS
poteva essere limato un tantino.

bravo/a,
M.

Rispondi citando
  #9 (permalink)  
Vecchio 03-13-2005, 11:36 AM
L.
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Predefinito Re: [EDS A/S&MeR] Certi parenti


"Xlater" <xlater_togli_.hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:a4LXd.1033131$35.38389006.news4.tin.it...
>
> CERTI PARENTI
>
> Nonna Menecandonia stava morendo e tutta la discendenza si era

riunita
> nel piccolo paese di origine, un agglomerato di casupole in

provincia di
> Teramo che contava ormai poche centinaia di anime.


>> Prima o poi, qualcuno dei nonni o degli zii che abbiamo in comune

> morirà, ed avrò finalmente la mia occasione. Lo so, è un po'

cinico come
> pensiero, ma d'altra parte è noto a tutti. Certi parenti li si

incontra
> solo ai funerali.


Un racconto molto aderente all'Eds.
Ben scritto e molto gradevole.

L.

Rispondi citando
  #10 (permalink)  
Vecchio 03-16-2005, 03:41 PM
s
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Predefinito Re: [EDS A/S&MeR] Certi parenti


> CERTI PARENTI
>


Bello. Mi ha coinvolto dall'inizio alla fine.
Pur non avendo chissà quale erotismo, la lettura è piacevole e interessante.
complimenti
Susy

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